A scuola di Inglese

Ho sempre amato le lingue e credo di essere portata per un rapido apprendimento. Quando ero adolescente mettevo le cuffie, dizionario italiano-inglese alla mano e nello stereo le mie canzoni preferite: rewind, play, rewind, play, rewind, play. Imparavo le canzoni e nuove parole. A scuola sempre 10.

Poi sono arrivata in Usa a 40 anni, destinata a viverci la seconda meta’ della mia vita.

Miami e’ una citta’ particolare, diciamo di frontiera, abitata al 90% da ispanici, molti dei quali non parlano inglese. Io sono arrivata qui con un visto studentesco per studiare Hospitality Management, e siccome non avevo fornito un toefl score mi hanno inserita nella classe di inglese, al 4 livello. Ecco, a 40 anni ho scoperto che il mio buon inglese, considerato ottimo dalla maggior parte dei latini con cui interagivo, era in realta’ appena sufficiente. E soprattutto che ho scoperto l’inglese Americano puo’ essere molto diverso da quello Britannico, non solo nella pronuncia. Io ad esempio se ora ascolto un londinese o un australiano devo sforzarmi di comprendere, eppure e’ sempre inglese, no?

Eh, no

La grammatica, certo, e’ la stessa che impariamo in Italia, e siamo pure bravi. Ma raramente nelle scuole e’ prevista la conversazione. E se lo e’, raramente c’e’ un madrelingua a parlare con gli studenti.

Da studente quarantenne negli Stati Uniti, ascoltavo molto e parlavo poco: d’altronde la struttura delle lezioni e’ esattamente come nel nostro paese, didattica frontale e partecipazione relativa da parte degli studenti, sebbene qui sia molto piu’ incentivata che da noi. Tre/quattro ore di lezione al giorno e tornavo a casa a studiare. Cinque anni fa non conoscevo nessuno al di fuori di mio marito, italiano, e dei miei compagni di classe, tutti stranieri come me.

Ascoltare una lingua o conoscerne la grammatica non e’ assolutamente sufficiente per poter avere una conversazione.

Davanti ad un monitor o un libro si ha tutto il tempo di riflettere. Correggere le frasi, cercare le parole che non si conoscono, comprendere il senso della frase dal contesto piu’ che dalle singole parole. Ma provate a parlare con qualcuno. A parte i tempi degli scambi verbali, subentra anche un fattore emotivo. Andavo al ristorante e la cameriera mi era incomprensibile. Parlare al telefono mi spaventava, non capivo niente. E questo e’ un Paese dove le persone amano le conversazioni dirette, non le email. Nei negozi poi parlavano spagnolo, che sono stata costretta a imparare da zero. Vai a comprare il latte, parli inglese, ti rispondono in spagnolo, via cosi’. That’s Miami.

Poi pero’ per circostanze della vita ho dovuto iscrivermi ad una classe intensiva. E la mia realta’ e’ completamente cambiata.

Sono stata inserita in una classe piu’ grande, circa 30 persone, e facevamo lezione ogni giorno dalle 9 alle 5. A pranzo quindi si stava insieme e anche in classe i professori tendevano di piu’ a farci partecipare. All’inizio con sentimenti di panico, spesso non ero capita, il mio duro accento italiano era l’unico, insieme alla compagna thailandese, a non avere una cadenza ispanica. E ci sono latini che non sono in grado di comprendere un inglese pronunciato da un indiano o da un francese, ma solo quello di altri latini. Ma costretta a comunicare, il mio inglese e’ migliorato tantissimo. E soprattutto e’ scattata quella molla nella mia testa che mi ha fatto mollare le zavorre. Qui dicono Fake it ’til you make it: fingi di essere capace fino a che non padroneggi la situazione.

Avete mai sentito parlare delle classi di speech?

Speech qui e’ una materia obbligatoria ad ogni corso di laurea. E se la classe di speech all’interno del corso di lingua era relativamente semplice (continuavo ad essere tra le migliori della classe), una volta approdata ad Hospitality Management la musica e’ cambiata. Stavolta ero in classe con studenti americani, magari figli di immigrati, ma nati e cresciuti a Miami. Noi internazionali eravamo ormai 2/3 su 20. E sapete come parlano i giovani americani?

Veloce. E slang. Esattamente come i nostri adolescenti.

Nelle classi di speech e’ richiesta una presentazione orale, di circa 10 minuti, che bisogna preparare secondo determinati criteri. Mi e’ capitato di ascoltare presentazioni altrui e non capire una singola parola, e ormai si’ che erano 3 anni che ero qui. Mi e’ capitato di presentare il mio discorso davanti alla classe, fare una battuta e non suscitare le risa di nessuno. Perche’ con la cultura cambia anche il senso dell’ironia. Mi e’ capitato di presentare un argomento particolare e sentire l’attenzione di tutti addosso a me. Mi e’ capitato di dover preparare speech insieme ad altre persone e di dover improvvisare all’ultimo momento per il forfait di qualcuno. Fake it ’til you make it.

Ho imparato tanto dal College qui. E soprattutto ho imparato ad avere a che fare con persone di Paesi diversi.

I latini danno per scontato che tutti li capiscano e non fanno alcuno sforzo per parlare inglese qui, ma ho anche avuto compagne portoghesi che continuavano a parlarmi in portoghese convinte che le capissi (e infatti le capivo). Rispondevo in inglese, e loro proseguivano in portoghese. Ma ho anche avuto compagne cubane determinate ad imparare l’inglese che hanno abbandonato il comfort delle scorciatoie spagnole. Ho avuto compagne di classe provenienti da Haiti, dove si parlano francese e creolo: il loro inglese con la r moscia era ad altri incomprensibile, per me assolutamente chiaro. Ho incontrato tedeschi che avevano una pronuncia inglese perfettamente pulita, da non notare alcuna differenza con chi era nato qui. Ho incontrato francesi e mi sono sentita a casa, gli odiati cugini, la stessa cultura! Sono stata in classe con una italiana e non ci siamo mai parlate, io arrivavo a lezione tardi e lei usciva prima. Ho imparato a distinguere lo spagnolo argentino da quello venezuelano, ed entrambi sono completamente differenti da quello della Spagna. E i cubani della nuova generazione parlano uno spagnolo molto piu’ “sporco” dei loro connazionali anziani.

Dopo cinque anni di permanenza qui posso dire di avere qualche consiglio da dare a chi intende imparare una nuova lingua. Alla mia eta’ e’ possibile apprendere una nuova lingua: io ora parlo un buon inglese e uno spagnolo sufficiente. Alla mia eta’ la pronuncia e’ molto difficile da perdere, ma a vent’anni non si avranno questi problemi. Ora che ho anche un lavoro mi rendo conto che il contatto quotidiano con altre persone e’ l’unica cosa che consente di imparare la lingua, perche’ i libri con le loro frasi perfette e old fashioned ti rendono un alieno alle orecchie di chi ti ascolta. Ascoltare la televisione con i sottotitoli aiuta tanto, ma niente e’ come parlare e doversi sforzare di cercare sinonimi, fare perifrasi, perfino correre il rischio di essere fraintesi.

E tutti, tutti, tutti qui in Usa amano l’italiano. Amano la nostra buffa pronuncia, amano imparare la bella lingua, amano la nostra cucina e ogni piatto e’ una scusa per parlare con noi.

Se volete sapere di piu’ come sia studiare negli Stati Uniti, nel mio blog ero Lucy c’e’ la sezione Studiare a Miami.

Nel mio blog racconto come sono arrivata qui, le difficolta’ che ho incontrato prima e dopo, i viaggi che abbiamo fatto e quelli che vorremmo fare con mio marito e la nostra bimba di quattro anni, che parla inglese, un po’ di italiano, e capisce perfettamente lo spagnolo.

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