Eingedeutscht

Se decidete di trasferirvi in Germania e di far vostra la cultura locale, una delle parole che sentirete pronunciare più spesso è eingedeutscht. Letteralmente la si potrebbe tradurre con “tedeschizzato” e descrive quelle persone che fanno proprie le abitudini locali (orari, regole, piccole manie e via discorrendo) andando a sostituirle alle proprie in alcuni ambiti del proprio quotidiano.

Eingedeutscht è – ad esempio – cenare molto presto (entro le 18:30) e farlo in maniera prettamente frugale. A questo proposito i tedeschi utilizzano anche il termine Abendbrot (letteralmente pane della sera) perché spesso un paio di fette di pane nero con formaggio o affettato sono sufficienti a saziarli sino al giorno successivo.

E cosa dire del celebre Kaffee und Kuchen (caffè e torta)? La domenica dalle 15:00 in avanti è normale invitare parenti e amici (o essere invitati) per prendere un caffè e mangiare una fetta di torta in compagnia. In barba a chi pensa che fare merenda sia un’abitudine prettamente mediterranea, anche questa volta i tedeschi sono in grado di stupirci almeno un po’.

Eingedeutscht significa anche viaggiare con il thermos del caffè e la bottiglia di plastica riutilizzabile perennemente nello zaino o in borsa. Non si tratta solamente di una questione di risparmio economico o di coscienza ambientale, quanto di abitudine che viene trasmessa sin dalle prime scampagnate da piccoli. Le caffetterie riempiono spesso e volentieri i thermos dei clienti di turno, insofferenti alla prospettiva di sprecare un bicchiere di plastica, e lo fanno senza colpo ferire. Insomma, non stupitevi se una volta tornati in Italia vi sentirete osservati mentre tirate fuori il vostro thermos per il caffè o la vostra bottiglia. Non meravigliatevi di fronte a domande quali “ma non puoi comprartelo per strada? Una bottiglietta d’acqua non costa una fortuna!” e non sentitevi offesi. Come spesso accade, si tratta semplicemente di piccole differenze culturali.

Un vecchio adagio recita “Sai come si riconosce un tedesco all’estero? Perché aspetta che il semaforo diventi verde anche quando non ci sono macchine per strada”. Ecco, in capo a un paio di settimane vi troverete incomprensibilmente fermi ad un incrocio vuoto se il semaforo è rosso e non riuscirete nemmeno a spiegarvi il perché. Anzi, il perché ve lo spiego io: passasse la polizia e vi vedesse attraversare col rosso, sareste soggetti a una multa. A buon intenditore…

E che dire delle biciclette? Io personalmente non sono ancora così temeraria – o eingedeutscht appunto – da usarla anche d’inverno ma in primavera, estate, autunno e persino sotto la pioggia ormai è diventata quasi un’abitudine. Assieme a quella di caricarla in treno quando vado a lavoro fuori città, di ripararla con la stessa cura che dedicherei alla mia automobile preferita e di organizzare veri a propri Fahrradtour (tour in bicicletta) macinando chilometri in compagnia di amici armati di cartina, navigatore e Google Maps.

La cosa buffa, a prescindere dalle piccole e grandi differenze culturali, è notare quanto in fretta queste piccole abitudini vadano a caratterizzare un vissuto spesso estremamente diverso, facendoci apprezzare aspetti del quotidiano dei quali prima non eravamo spesso nemmeno a conoscenza. Dal Filterkaffee (mia madre lo chiama brodaglia ogni volta che mi viene a trovare. Questo ovviamente prima di berlo) alla divisione del vetro (verde, marrone e bianco) ai thermos passando per le montagne di Tupperdosen (già: la Tupperware è tedesca) ci sono un sacco di piccole cose che vi cambieranno e – forse – vi miglioreranno anche un pochettino. Il mio consiglio è questo: non siatene spaventati e allo stesso tempo non chiudetevi nel nazionalismo un po’ becero e spesso superficiale tipico di alcuni expat. Non siate ciechi di fronte alle piccole e grandi consuetudini (e – perché no? – anche manie) della nazione che sceglierete di chiamare casa (anche se solo per un po’).

Questo non significa dimenticare il bagaglio con il quale siete partiti: così facendo aggiungerete pezzi importanti e accantonerete cose che per il momento non vi occorrono più e che vi pesavano solo sulle spalle. Così facendo sarete pronti ad affrontare ciò che vi aspetta un po’ più leggeri e sicuramente consapevoli di quello che accade attorno a voi. Qualsiasi sia la Nazione nella quale decidete di trasferirvi, accoglietela, fatela vostra anche nelle piccole cose e – cosa altrettanto importante – godetevi il viaggio.

Samanta Berruti vive dal 2013 in Germania, dove scrive una tesi di dottorato in Letteratura Tedesca del XX Secolo e lavora. Se volete leggere delle sue (dis)avventure la potete trovare all’indirizzo: http://imanhopelesswanderer.blogspot.de 

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