clock

Imparare a leggere l’orologio olandese

Se la matematica non è un’opinione, io allora ho sbagliato posto.

Quando ho cominciato a studiare l’olandese mi aspettavo alcune difficoltà, tutte superabili, nella mia testa. Parlo già diverse lingue, imparate a scuola o per puro piacere personale. Non sono una linguista ma un’appassionata di comunicazione; mi piace capire i cartelli intorno a me, scambiare un ciao se incontro qualcuno, entrare nel bar giusto a fare colazione e saper acquistare qualcosa che non mi avveleni.

Ricordate il mio precedente articolo, qui su Lexiophiles? Facevo proprio un elenco di vocaboli utili a chi si trova nei Paesi Bassi, per non sbagliare né luoghi né ordinazioni.

Insomma: ne ho sempre fatta una questione di parole.

Mai e poi mai avrei immaginato, invece, che per vivere in Olanda fosse importante avere delle basi in matematica.

Cosa si fa, dunque, quando i numeri diventano indispensabili come il caffè?

Il diabolico orologio

A quanti stanno studiando l’olandese o aspirano a trasferirsi in Olanda, spero che siate votati ai calcoli scientifici, ai rebus o alle cose senza senso, perché quanto sto per dirvi sfida la più comune razionalità.

Per sapere che ora è, bisogna fare una sorta di conto logico-matematico.

Ma non un conto come i francesi, con il loro 60+10, 4×20, o 4×20+10. No! Qui sono molto più diabolici!

Diciamo pure che per leggere l’orologio in olandese ci vuole quasi una laurea apposita e, se sbagli anche solo a pronunciare qualcosa, rischi di presentarti in fasce orarie completamente diverse.

Faccio un pratico disegnino riassuntivo:

math

Ecco qui.

L’ora secca, o’clock, è facile: si dice il numero abbinato con “uur”. Quindi, “Sono le 10” si dirà “Het is 10 uur”.

Ora dividiamo l’orologio in 4 spicchi da 15 minuti l’uno e traduciamo un po’ di orari a caso.

Quello che in italiano è “10 e 10”, “10 e un quarto”, “10 e 25”, “10 e 30”, “10 e 35”, “11 meno un quarto”, “11 meno 10”, in olandese diventa “10 over 10”, “kwart over 10”, “5 voor half 11”, “half 11”, “5 over half 11”, kwart voor 11”, “10 voor 11”.

Che ho scritto?

Ho scritto questo: 10 dopo le 10, un quarto dopo le 10, 5 alla mezza delle 11, mezza alle 11, 5 dopo la mezza alle undici, un quarto alle 11, 10 alle 11.

In altre parole: le 10:25 non sono le 10 più 25 minuti, ma sono “5 minuti che mancano alla mezza dopo le 10 che ti porterà dunque a mezz’ora dalle 11”.

La prima volta che una signora mi ha chiesto l’ora, ero in un supermercato.

Hoe laat?”, che non era una domanda riferita al latte – ero ai miei primi vagiti di olandese e in un supermercato era lecito pensare a ‘laat’ come a ‘latte’, nella mia testa. “15 over 2”, ho risposto. “Di già?” mi fa lei. A quel punto mi viene il dubbio: che orario le ho dato? La donna era visibilmente angosciata da quanto il tempo fosse passato veloce. Guardo l’orologio, confermo a me stessa che sono le due meno un quarto e subito dopo realizzo di aver detto che sono le due e un quarto. Ho bruciato mezz’ora nel giro di una risposta e gettato nel panico una poverella.

Se, a tutto questo, aggiungiamo che gli olandesi invertono lo spelling dei numeri rispetto alla lingua italiana, potremmo vivere grossi momenti di sconforto: le 21 sono le “1 e 20”, le 23 sono le “3 e 20”. Immaginate il seguente dialogo: “Mi scusi, buon uomo, che ora è?” “Sono passati cinque minuti dalla mezza che ci separa a tre e venti”.

Loro dicono che leggono l’ora in questo modo perché guardano al futuro.

Ma che succede se il futuro è fatto di minuti intermedi, come :44, :37, :16?

Semplice.

Si va per approssimazione.

Perché “Ti pare che ci mettiamo a fare il calcolo esatto, è sufficiente arrotondare di 5 minuti, prima o dopo”.

E certo. Come ho fatto a non pensarci?

Buon orologio a tutti.

  1. Volete altri tips sull’Olanda, oppure siete curiosi di sapere che mestiere faccio? Viaggiate con me attraverso il mio blog I Viaggi Della Druida, oppure visitate il mio sito cliccando qui. Vi aspetto. Buona Olanda en tot ziens!

Di Paola Ragnoli

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