…e se invece di intellettuali formassimo spie?

Abbiamo tutti speso anni della nostra vita seduti in un banco per cercare di apprendere le materie scolastiche, tra cui lingue come l’inglese.

Alcuni di noi poi diventano insegnanti. Altri entrano nel mondo dell’industria, dove per essere al passo coi tempi diventeranno insegnanti di sé stessi: nel contesto attuale conoscere le lingue è fondamentale per proseguire con la carriera, o anche solo per essere assunti. Se i corsi di lingua privati sono troppo costosi o vincolanti coi tempi non ci resta che imparare da soli, ovvero insegnarci da soli le lingue, magari sfruttando le risorse gratuite online, disponibili a qualunque ora.

Per insegnare – o per insegnarci – partiamo dalla nostra esperienza come alunni. Nei nostri anni di apprendimento “forzato” non mancava la sensazione che qualcosa stridesse con i nostri istinti naturali. Per questo provavamo noia, disinteresse, irrequietudine: abbiamo un corpo con 5 sensi e non possiamo apprendere solo con vista e udito. Non possiamo usare il nostro cervello senza nemmeno preoccuparci di come funzioni. È ora di ammettere che la memoria è frutto di un’evoluzione naturale che mira alla sopravvivenza della specie: solo così potremo capire come sfruttarne le potenzialità.

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(Source: Pixabay)

Se i nostri avi vedevano un compagno che mangiava un bel fungo rosso e moriva, non lo mangiavano. È semplice. Siamo programmati per sopravvivere e per riprodurci. Non è strano, infatti, che la nostra mente sia sensibile a scene violente – sopravvivenza – o a sfondo sessuale – riproduzione. Non è forse per questo che i film con scene di questo tipo sono sconsigliati ai bambini?

Ma cosa ha a che vedere questo con lo studio della lingua?

Se vogliamo dirigere il nostro cervello senza frustrarlo dobbiamo capirlo e rispettarlo.

Quando studiamo una lingua dobbiamo motivare il nostro cervello pensando che ci stiamo garantendo la sopravvivenza nella giungla moderna, e magari a volte anche la riproduzione se siamo in ambienti multiculturali. Il nostro cervello non è disposto a imparare “perché sì”.

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(Source: Pixabay)

In secondo luogo dobbiamo capire come il nostro cervello apprende.

Prima di cimentarci in pericolose situazioni, o in questioni di vita o di morte, siamo abituati a fare delle prove. Prima di cacciare una bestia con l’arco, ci viene istintivo provare a tirare al padiglione – non sia mai che se poi manco la vera bestia questa poi mi attacchi. La caccia è reale, è un rischio, tirare al padiglione è una prova e quindi è un gioco.

Il gioco è la maniera naturale dei bambini – e anche degli animali – per apprendere.

Come giustificare la crudeltà di un gatto che cattura e lascia andare un topo, per poi ricatturarlo e liberarlo nuovamente? Io credo si stia semplicemente esercitando a cacciare, stia giocando: se un giorno scarseggeranno veramente i topi, sarà più abile a catturare quei pochi rimasti.

Giocare vuol dire interagire in un ambiente circoscritto e protetto – prima di affrontare la realtà; i corsi online – tra i quali anche il mio blog di polacco per italianistanno avendo successo perché permettono di giocare, di interagire, di simulare situazioni che in futuro si realizzeranno. Il pane lo compro prima nella scheda dell’esercizio e poi al supermercato.

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(Source: Pixabay)

Infine, possiamo osservare che più la necessità è concreta ed imminente, più l’apprendimento diventa efficace. Chi vive all’estero è praticamente costretto ad apprendere, come pure chi ha un/a partner che parla un’altra lingua – e qui non si stanno facendo ipotesi: grazie a queste due motivazioni congiunte ho appreso il polacco in 3 anni.

Se messo alle strette, il nostro cervello si comporta in modi sbalorditivi, e questo senza bisogno di ipnotizzarlo o agire nel subconscio. Come disse d’altra parte Sun Tzu nell’Arte della Guerra “se poni le tue truppe in una situazione senza uscita, daranno prova di coraggio immortale”.

In guerra, le spie apprendevano la lingua del nemico ben più rapidamente: un rapido corso bombardava la loro mente che assorbiva come una spugna, e già i soldati dovevano parlare senza errori, pena venir scoperti e fucilati.

Quando invece non esiste una vera necessità o motivazione, per apprendere una lingua servono anni di scuola pubblica o lunghi e costosi corsi alle scuole private.

In conclusione, meglio imparare una lingua come future spie che come futuri intellettuali.

Daniele Bottene

Su di me:

Sono un appassionato di metodi di apprendimento delle lingue. Prima di insegnarle o apprenderle, credo tuttavia nello studio della mente umana e del suo funzionamento. Sono laureato in lingue con studi di glottodidattica e ho insegnato in una scuola di lingue privata, gestendone anche il contenuto delle attività multimediali. Successivamente ho creato il blog Lezioni di Polacco, che non è tuttavia l’unico che ho.

I miei metodi di insegnamento sono duri e creativi insieme. Vedo la professione di insegnante di lingue come una grossa responsabilità e missione: l’inglese a volte è l’ultima speranza di un disoccupato per reinserirsi nel mondo del lavoro. Inoltre a livello sociale lo studio delle lingue aiuta le persone ad aprire gli orizzonti ed informarsi anche al di fuori della censurata stampa locale. Prima di insegnare agli altri sperimento su me stesso: contando il mio amato dialetto veneto arrivo a comunicare in 7 lingue europee.

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