Il passato misterioso delle parole

Ci sono parole che sentiamo tutti i giorni. Ad esempio, se vi capita di trovarvi in Italia – circondati dalle colline toscane e dalla lingua di Dante – sentirete spesso le persone rivolgersi le une alle altro con parole quali “ragazzo” o “idiota”. Siamo talmente abituati a sentire queste parole che non ci chiediamo mai da dove vengano: ci sono e le usiamo, punto. Tuttavia, se dedicassimo loro un po’ del nostro tempo, esse potrebbero rivelarci non poche sorprese. Questo è quello che è successo a me quando – un po’ per curiosità e un po’ per noia – mi sono chiesta da dove venissero le due parole appena menzionate.


Come si può leggere qui, la parola “idiota” deriva dal greco antico ἰδιώτης (idiotes), che significa “privato cittadino, cittadino comune senza cariche pubbliche”; è stato solo un migliaio di anni più tardi che questa parola ha cominciato a venire usata per indicare prima una “persona rozza e ignorante” e poi un “idiota”.
Per quanto riguarda la parola “ragazzo”, il dibattito sulle sue origini è ancora infuocato. Tuttavia, la maggior parte degli esperti sostiene che essa derivi dalla parola araba raqqa sò, usata per indicare un “ragazzo che consegna un messaggio”, tuttora presente nei dialetti del Magreb col significato di “postino”. Molto probabilmente, questa parola araba è arrivata in Italia passando per la Sicilia nel XIV secolo. Un’altra parola molto utilizzata di derivazione araba è “assassino”; essa deriva da Ḥashshāshīn (persona chef a uso di hashish), parola usata per indicare i membri di una setta ismaelitica mediorientale del VIII secolo. Gli assassini erano conosciuti per la loro abitudine di fumare ingenti quantità di hashish prima di uccidere le loro vittime; per questo motivo al giorno d’oggi la parola viene utilizzata per indicare qualcuno che abbia commesso un omicidio volontario.

Per concludere questo breve elenco di parole dall’etimologia curiosa, qualche breve cenno sulla parola “pupilla”. Pupilla è il diminutivo del diminutivo (“pupula”) del latino “pupa” (bambola). A questo punto la domanda sorge spontanea: “dov’è il nesso tra la bambola e l’apertura di forma circolare situata al centro dell’iride?” La risposta è che la nostra immagine che vediamo riflessa nell’occhio della persona che abbiamo di fronte è di dimensioni piccole rispetto al resto del corpo di costui o costei.
Ecco perché ai romani è venuta l’idea della pupilla.
Interessante, no? Questi sono soltanto alcuni esempi di quanto affascinanti possano essere le parole, ma sono sicura che ogni parola abbia una storia da raccontarci. Tutto quello che dobbiamo fare è comprare un buon dizionario etimolgico.

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