Insegnare greco e latino oggi: Platone contro Keynes

In molte scuole del mondo, ma ovviamente soprattutto nei paesi occidentali, s´insegnano lingue morte come il greco e il latino.

Alcuni esperti ritengono che studiare queste lingue sia utile agli studenti perché li aiuta a rendere le loro menti più elastiche e a imparare a pensare.

Altri esperti, invece, sostengono che si tratti semplicemente di uno strascico ingombrante di un sistema educativo ormai obsoleto, che – nel mondo globalizzato di oggi – dovrebbe essere eliminato dai programmi scolastici per far posto a materie più “utili” come l´economia, la matematica o anche altre lingue, ma vive; poiché si tratta di materie che, come ci fanno giustamente notare, hanno gli stessi effetti positivi sul cervello in crescita. (Interessantissima la voce di Nonciclopedia sul liceo classico)

Questo è senza dubbio vero, ma costoro dovrebbero comunque tenere a mente che, se è vero che le lingue vive ci aiutano a comunicare con i nostri coinquilini del pianeta Terra, è anche vero che le lingue morte ci insegnano a comunicare con il nostro passato, con tutti quegli uomini e quelle donne che hanno contribuito a dare forma al mondo così come lo vediamo oggi (o almeno alla sua metà occidentale). Cosa che, a parer mio, non è meno importante dell´essere in grado di comunicare nel nostro mondo globalizzato.

Forse è un po´ fuori tema, dato che non è nemmeno tempo di TGIF, ma vorrei condividere con voi un esempio di quanto importante sia stato il contributo dei filosofi della Grecia antica per pensatori delle epoche successive fino ai giorni nostri con un video tratto da un film dei Monthy Phyton:

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