L’aperitivo, rito della sera.

“Che si fa stasera?” – “Facciamo un ape?”: in Italia, soprattutto al Nord, questa è una conversazione comune, se non quotidiana. A dimostrazione della fortuna che l’aperitivo (abbreviato in “ape” nel gergo giovanile), ha da qualche anno nelle principali città del Belpaese.

Tra queste, Milano è la capitale indiscussa di quello che non è più soltanto un’introduzione alla cena, ma un vero e proprio rito di aggregazione sociale in cui passare del tempo con gli amici e conoscere gente nuova.

Le ragioni del successo
Il successo dell’aperitivo (o happy hour, per chi ritiene che il termine inglese sia più cool) nasce da una ragione essenzialmente economica. Mangiare al ristorante costa, soprattutto in città come Milano, Torino, Firenze… e a volte, se non si vuole rinunciare alla qualità, si tratta addirittura di un’impresa proibitiva. La formula dell’aperitivo, invece, prevede che il cliente paghi solo il prezzo di una consumazione, alcolica o meno: la bevanda sarà quindi servita con stuzzichini, pinzimonio e altro finger food di varia natura.

Proprio qui viene il bello. Se è vero che in alcuni posti il cameriere vi servirà la vostra monoporzione di appetizers direttamente al tavolo, nella maggioranza dei casi potrete attingere il cibo direttamente al buffet, che molte volte prevede un’ampia scelta di primi caldi e freddi, insalate, tramezzini, cupcakes e chi più ne ha più ne metta.

Risultato: l’aperitivo diventa una completa cena low-cost, cui gli italiani non sanno rinunciare. In realtà la regola – o il buon senso – vorrebbe che per ogni consumazione il cliente si limitasse a riempire un solo piatto, ma nessuna legge fisica può contenere un italiano davanti alla parola “self service”: non è raro vedere ragazzi (ma anche qualche ragazza) improvvisarsi equilibristi nel portare al proprio tavolo anche tre, quattro piatti di carta strabordanti di ogni genere di tartine e dolcetti.

Un po’ di storia
Il padre dell’aperitivo viene generalmente riconosciuto in Antonio Bendetto Carpano, che a Torino, alla fine del ‘700, inventò il Vermouth, una miscela di vino bianco e infuso di erbe aromatiche e spezie. Da lì questa bevanda si è diffusa in tutti i migliori caffè delle città italiane e poi all’estero; ancora oggi questo vino liquoroso è alla base si molti cocktail pre-dinner.

Cosa bere: gli intramontabili
Quali sono i drink più in voga per l’aperitivo? Non passa mai di moda il Martini (che è il Vermouth stesso, con il nome del noto marchio che lo ha commercializzato in tutto il mondo), liscio o nella versione Dry, unito alla vodka. Chi ama i sapori più decisi preferirà l’Americano, preparato con Vermouth rosso, bitter Campari e soda, oppure il Negroni, nato a Firenze e simile all’Americano, con il gin al posto della soda. Altra variante sul tema: il Negroni Sbagliato, in cui lo spumante sostituisce il gin. Senza dimenticare un altro grande classico, soprattutto nel Nord Italia: lo Spritz, a base di vino bianco, o Prosecco, e Aperol.

Ovviamente, essendo così economico e vantaggioso, l’aperitivo è una moda che non conosce stagioni, ma è soprattutto in primavera ed estate che i locali fanno il tutto esaurito durante l’happy hour, soprattutto se dotati di una veranda o di un’area attrezzata all’aperto. E in fondo, cosa c’è di meglio che rilassarsi con gli amici al tramonto con un bicchiere in mano e del cibo in abbondanza?

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