Le avventure di Pinocchio

Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino – classico della letteratura per ragazzi uscito dalla penna di Carlo Collodi (pseudonimo del fiorentino Carlo Lorenzini) – è probabilmente il romanzo più conosciuto in Italia e uno dei più tradotti al mondo. La prima edizione, pubblicata dalla Libreria Editrice Felice Paggi, risale al 1883 ed è arricchita dalle illustrazioni di Enrico Mazzanti.

Col tempo la storia è stata oggetto di numerosi adattamenti cinematografici (come lo sceneggiato del regista Luigi Comencini), musicali (l’album Pinocchio dei Pooh del 2002) e teatrali che hanno leggermente alterato l’originale, ma la versione più conosciuta in tutto il mondo è quella del film d’animazione della Disney dal titolo, appunto, Pinocchio. In quest’ultima la trama è notevolmente semplificata e addolcita: la differenza che salta subito all’occhio è che nella versione originale il Grillo Parlante dopo poche battute viene schiacciato con una martellata da Pinocchio, mentre nel film Disney ha un ruolo più importante in quanto fa da guida al burattino fino alla fine.

Prove della grande influenza di questo romanzo nella cultura non solo italiana ma di tutto il mondo sono alcune immagini divenute proverbiali e usate quotidianamente. Tra queste le immagini più diffuse sono quella del naso che si allunga ad ogni bugia raccontata e il Paese dei Balocchi per indicare un posto all’apparenza invitante ma che si rivela una trappola.
Parlando invece di lingue, il romanzo di Collodi ha lasciato tracce evidenti anche nella lingua italiana: a parte Pinocchio, usato come sinonimo di bugiardo, ci sono altri esempi come lucignolo, sinonimo di ragazzo ribelle; come il gatto e la volpe, per indicare delle cattive compagnie; o come il grillo parlante, che indica invece un consigliere che non viene ascoltato. Tutti questi personaggi sono diventati dei modelli umani tipici presenti quotidianamente nel linguaggio comune degli italiani.

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