Lettori su rotaie

Una delle attività più comuni tra chi viaggia in treno è la lettura. Giornali, libri, riviste, si vede di tutto. Scommetto che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha sbirciato tra le pagine dei propri compagni di viaggio. Proprio di questo si occupa Lettori su rotaie, la rubrica partita lo scorso 19 gennaio su Ho un libro in testa, il blog di Chicca Gagliardo. Autore di questa rubrica è il giovane scrittore Gabriele Dadati, che ogni lunedì racconterà le sue perlustrazioni letterarie sui treni d’Italia. Incuriositi dalla sua idea, lo abbiamo intervistato per saperne di più.

Quando hai iniziato a osservare ciò che le persone leggono intorno a te sul treno?
Direi ai tempi del ginnasio, quando ogni giorno passavo una mezzoretta sull’autobus per raggiungere la scuola e una mezzoretta per tornare a casa. Guardavo cosa leggevano gli altri e di conseguenza ho iniziato a farlo anche in treno. Dove l’osservazione è più agevole perché il corridoietto è largo, i posti a sedere si rinfacciano due contro due, ci si alza e si cammina per andare in bagno e così via. Naturalmente guardo anche i libri di chi sta sulla spiaggia a tre metri da me, di chi si rilassa in un parco dove vado a correre, di chi li ha per mano in strada. E in ogni altro luogo dove è possibile guardare.

Come è nata l’idea di trasformare queste osservazioni in una blog-rubrica?
Chicca Gagliardo, che non solo è la giornalista che su “Glamour” si occupa di libri ma che è anche una brava e rara scrittice del surreale (in Italia non ce n’é), mi ha detto: “Ho bisogno di più spazio. Devo fare un blog, mi interessa raccontare sempre di più i libri. Dammi una mano”. E io – che non ho mai tempo di fare niente – ho pensato che sarei riuscito a darle una mano solo indirizzandomi verso una serie di articoli coerenti, che avessero al centro un’idea e dei paletti precisi, perché le limitazioni sono il massimo luogo di libertà che conosco (e che, sospetto, esiste). M’è venuta in mente l’idea dei libri in treno perché, proprio nei giorni in cui pensavo alla rubrica, ne ho visti di rari e stupefacenti, come più o meno racconto nel primo pezzo.

C’è un filo rosso che ti lega a questi lettori inconsapevoli del tuo sguardo?
Direi di no. Di fatto è la cosa di un attimo, capisco che libro hanno per le mani, me l’appunto, e poi continuo a fare le mie cose. Che, di solito, sono una sola, vale a dire leggere quello che ho per le mani io.

Cosa provi nel riconoscere i titoli e le storie lette dagli altri pendolari?
Da un lato, un singolarissimo senso di completezza. Vale a dire che penso: “Ecco, bene, anche questo libro ha oggi il suo lettore. Speriamo che ogni libro abbia oggi il suo lettore”. Che è un pensiero fesso e non produttivo, ma è il mio pensiero. Dall’altro, qualche volta vorrei sapere perché un dato libro e non un altro, ma è un interrogativo più raro di quello che si potrebbe pensare.

Tu non sei solo uno scrittore, ma anche un critico e un editore. Quali “occhi” indossi quando sbirci le letture degli altri?
Queste che tu dici sono tutte funzioni diverse ma correlate, come se fossero le lame e gli aggeggi di un unico coltellino svizzero. E quel coltellino svizzero si chiama sempre Gabriele. Gli occhi sono i suoi.

Lettori su rotaie,
dove: Ho un libro in testa
quando: ogni lunedì
l’autore: Gabriele Dadati (Piacenza, 1982) ha pubblicato Sorvegliato dai fantasmi (peQuod, 2006; nuova edizione Barbera, 2008) e Il libro nero del mondo (Gaffi, 2009). Si occupa dei rapporti fra arte e letteratura tra Otto e Novecento, collabora con Booksweb.tv, la televisione on line dei libri di Alessandra Casella, e spende un mucchio di energie nel progetto di Laurana Editore.

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