Non è vero, ma ci credo

Una delle caratteristiche per cui i napoletani sono conosciuti nel resto d’Italia e nel mondo – oltre alla pizza, alla spazzatura e al carattere espansivo e caloroso – consiste nel loro essere estremamente superstiziosi.
In qualsiasi dizionario della lingua italiana, la parola «superstizione» viene definita la credenza secondo la quale gli eventi futuri vengono determinati da forze occulte. Tuttavia, ci sono parole relative al tema superstizione che hanno un significato più complesso.

A Napoli, e in generale in tutto il Sud Italia, di particolare rilievo è il cosiddetto «malocchio», termine con il quale si indica un potere malefico esercitato da una persona nei confronti di un’altra persona, che diventa il bersaglio di un flusso di energie negative; il termine «iettatura» (sinonimo di malocchio) deriva, infatti, dal napoletano jettare che vuol dire «gettare».
Ogni paese del mondo è superstizioso a modo suo. A Napoli – capitale della superstizione italiana – si possono individuare alcune singolari caratteristiche che costituiscono una parte essenziale dell’immagine di questa città agli occhi del resto d’Italia e di tutto il mondo. Prima di tutte, la figura dello «iettatore», un personaggio dall’aspetto ripugnante – alto, magro, curvo e con gli occhi sporgenti – capace di portare sfortuna con la sua semplice presenza. Come proteggersi dagli influssi di costui? A Napoli si usano principalmente due oggetti come amuleti portafortuna: il corno e il gobbo.


Per quanto riguarda il corno, si tratta sicuramente del portafortuna più caro e usato dai napoletani. Le sue origini risalgono addirittura al neolitico, quando si cominciò ad esporre delle corna di animali fuori dalle case perché si riteneva che fossero simbolo di fertilità. Tuttavia il corno, secondo la tradizione, per avere l’effetto protettore desiderato, deve avere delle caratteristiche precise riguardo alle quali i napoletani sono molto intransigenti: deve essere rosso, fatto a mano, donato da qualcuno, duro, vuoto, curvo e appuntito.

Il gobbo – in napoletano o’ scartellat – benché anch’esso molto usato, non è così diffuso quanto il corno. Il gobbo può essere un amuleto da portare con sé, ma molto spesso sono le persone vere e proprie che presentano questa caratteristica fisica a venire considerate portafortuna. Non di rado, infatti, i veri supertiziosi si impegnano per trovare ogni tipo di scusa per toccare la gobba di qualcuno, anche se si tratta di uno sconosciuto.

Precisando che è opinione di chi scrive che si tratti solo di credenze popolari dettate perlopiù dall’ignoranza, “chi scrive” si sente in dovere di precisare di possedere uno di questi aggeggi. Per carità, non che si tratti di superstizione, ma – come recita il titolo di una famosa commedia di Peppino De Filippo – «non è vero, ma ci credo».

Per una panoramica più che esaustiva sulla superstizione napoletana, si consiglia la pagina http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5655

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