Perché Sanremo è Sanremo, no?

Da pochi giorni si è conclusa l’edizione 2011 del Festival della Canzone Italiana, più comunemente conosciuto come Festival di Sanremo o anche solo Sanremo, dal nome della cittadina ligure che lo ospita.

Il Festival ha una lunga storia, iniziata nel 1951. Gli artisti in gara presentano canzoni che devono essere inedite e scritte da autori italiani: queste canzoni vengono votate da giurie di qualità e popolari che decretano il vincitore. Inizialmente la gara fu trasmessa alla radio, con pochissimi cantanti che si alternavano al microfono per cantare tutte le canzoni. Dal 1955, invece, Sanremo è diventato una kermesse televisiva, in onda ogni anno in un periodo che va dalla metà di febbraio e l’inizio di marzo.

Il Festival, in Italia, è considerato una vetrina importante per i cantanti, sia quelli già famosi, sia quelli emergenti. Lì sono nati grandi successi della musica italiana, come Grazie dei fior (1951), Nel blu dipinto di blu (1958), La prima cosa bella (1970), Adesso tu (1986), Come saprei (1995). La popolarità delle canzoni viene raramente influenzata dalla classifica finale, spesso poco indicativa in quanto basata sul primo ascolto o sulla notorietà già acquisita dagli artisti. Un caso su tutti: Vita spericolata (1983) di Vasco Rossi, che non si classificò nelle prime posizioni, ma è diventata negli anni un grande classico.

In questo senso, non c’è anno che passi senza lunghe polemiche legate al sistema di votazione e il regolamento del Festival ha subito innumerevoli modifiche nel corso degli anni. Ma al di là dei dibattiti che animano i talk show italiani nelle settimane subito precedenti e subito successive alla gara, Sanremo resta un evento mediatico importante e seguito sia da milioni di telespettatori, sia dalla stampa nazionale – giornali, radio, siti web etc.

Quest’anno gli organizzatori del Festival hanno voluto dedicare un’intera serata alla celebrazione del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia: ciascuno degli artisti in gara ha cantato una canzone famosa del passato, come O’ surdato ‘nnamurato, O sole mio, Va’pensiero e, in qualità di ospite, il premio Oscar Roberto Benigni ha presentato una commovente e sentita esegesi dell’inno nazionale, l’Inno di Mameli.

Soprattutto negli ultimi anni l’impressione che emerge dai commenti della stampa e della gente comune è che i detrattori di questa manifestazione siano ben più di quelli che la apprezzano. Questa tendenza non stupisce rispetto alla qualità scadente di molte canzoni, tutte molto simili tra loro, il cui tema ricorrente è l’amore raccontato in modo banale, con parole facili ormai esauste (cuore – sole – fiore – amore…) e il fatto che l’aggettivo “sanremese” applicato a “canzone” intenda proprio questo genere musicale è una prova del discredito di cui soffre la manifestazione.

D’altra parte, i milioni di telespettatori che ogni anno continuano a seguire la gara dimostrano che la musica, di alta o bassa qualità che sia, ha in sé un forte potere di unione, che fa benissimo al paese soprattutto in momenti come questo in cui gli italiani si sentono un po’ allo sbando. Come ha ricordato Roberto Benigni, la musica era ciò che avevano i giovani soldati in guerra per prendere coraggio e lottare senza paura, così ancora oggi una canzone può aiutarci a stare uniti e ritrovare la forza di guardare avanti.

In questa prospettiva, allora, ha senso il Festival: per offrire una cassa di risonanza nazionale alle novità musicali dell’anno, nella speranza che qualche ascoltatore possa trovare la “sua” canzone, quella che gli fa pensare com’è pazzo e bello il suo paese.

[English]

You might also like: