Si può imparare a viaggiare?

Il sole sempre più caldo e gli alberi finalmente verdi ci ricordano che l’estate non è più un miraggio lontano, ma una meta ormai vicina. Quanti di voi hanno già programmato le vacanze? Forse non tutti, ma sono sicura che in molti avranno quanto meno iniziato a chiedersi cosa faranno, dove andranno.

Soprattutto nei periodi di maggiore stress, capita spesso di pensare qualcosa del tipo: “ci vorrebbe un bel viaggio”. Ma quando pensiamo o usiamo la parola viaggiare, cosa intendiamo: un viaggio vero e proprio, che coinvolga in qualche modo anche le nostre emozioni, oppure del semplice turismo?

Penso che possiamo essere tutti d´accordo sul fatto che una settimana passata in un resort sul Mar Rosso al bordo di una piscina è un tipo di esperienza molto diversa da quella di chi sceglie di ripercorrere la famosa Via della Seta, magari affrontando mille peripezie e lasciandosi il tempo di entrare in contatto con la popolazione locale.

Il villaggio turistico è senz’altro alla portata di tutti, o meglio, di chi se lo può permettere economicamente. Ma un viaggio vero? Quello che potremmo chiamare, una volta tornati a casa, il viaggio della vita? In fondo, saper viaggiare è un’arte, sullo stesso piano di quella dei pittori e dei musicisti. Se concordate con questa idea, la domanda che sorgerà spontanea è se questa arte si possa imparare o no.

A questa domanda ha cercato di rispondere un’iniziativa tutta italiana, la Scuola del Viaggio. Si tratta di un’associazione senza fini di lucro, che ogni anno organizza laboratori di scrittura, fotografia e disegno sul tema del viaggio per insegnare a vivere – e quindi raccontare – in modo diverso, più consapevole, i nostri spostamenti oltre l’orticello di casa.

E per voi, cosa significa viaggiare?

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