Signor Espresso o Mr. Americano?

Una delle dipendenze per le quali noi italiani siamo conosciuti al mondo, a parte la pizza, la pasta e il Pulcino Pio, è quella per il caffè. Per quanto da un punto di vista globale l’Italia non ne sia il maggior consumatore, noi italiani siamo soliti esaltare e lodare talmente tanto questa nostra tradizione da averla trasformata in una delle nostre più grandi dipendenze.
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Se nasci in Italia, in automatico la tua vita si baserà sul caffè: comincerai a berlo fin dalle scuole medie (forse anche prima) e resterà con te per sempre, che tu lo voglia o no. Non riuscirai a svegliarti la mattina senza un buon caffè, quando organizzerai di uscire con gli amici dirai “Vediamoci per un caffè!” e quando inviterai persone a cena non potrai non offrire loro un caffè a fine serata, perché sembreresti scortese.

Ma quando parlo di caffè che cosa intendo?
Il caffè come noi italiani lo concepiamo è il cosiddetto Espresso, vale a dire quello che ci servono quando al bancone ordiamo “un caffè, per favore!”.

Che sia macchiato o normale, servito con panna o con un dolce strato di Nutella, il classico caffè italiano è corto, bollente, bevuto in tazzina e solitamente accompagnato da un amaretto o, ancora meglio, da un gianduiotto (noi piemontesi ne sappiamo qualcosa!).
Il caffè per noi è un’istituzione, un’esperienza gustativa, quasi uno stile di vita: un po’ come la birra per i tedeschi, le crêpes per i francesi e i tacos per i messicani.
Questa la ragione per la quale tentiamo di preservarlo con qualsiasi mezzo a nostra disposizione, anche se questo implica sbattere la porta in faccia al nostro caro Mr. Americano. Non ci sogneremmo mai, infatti, di entrare in un bar italiano e chiedere “un caffè americano per favore!”. Troppo tradizionalisti? Beh, questo dipende dai punti di vista. Negli ultimi anni si è venuto a creare un acceso dibattito incentrato sul fatto di concedere o meno la possibilità alle grandi catene americane di rivenditori di caffè di aprire bar e bistrot in Italia. In poco tempo, il Bel Paese ha visto la popolazione schierarsi sui due diversi fronti di una guerra civile combattuta con fucili caricati a chicchi di caffè.

Da un lato i giovani e i viaggiatori: coloro che sono stati in paesi stranieri, alcuni ci hanno anche vissuto, e hanno conosciuto da vicino la concezione internazionale del caffè; persone dalla mente aperta per i quali l’atto di bere caffè americano è diventata quasi una moda e, nonostante rimangano affezionati alle loro “radici”, amano combinare la tradizione all’innovazione con la buona scusa di sperimentare l’incontro di sapori differenti. Dall’altro i più agguerriti (spesso anziani) produttori, venditori e amanti del caffè che intraprendono la crociata per difendere il loro Sant’Espresso . Si sentono minacciati dal loro lungo rivale e credono fermamente che la moda del caffè americano non debba serpeggiare in Italia perché guasterebbe una delle nostre storiche fonti di orgoglio.

Per quanto mi riguarda (signor Espresso tappati le orecchie) la penso come i primi!

E tu… da che parte stai?

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